Le nostre radici

Scriveva in quegli anni Mons. Del Monte:

“Perché aprire un Istituto Santachiara? Soltanto per portare in una zona, in un settore di una vita moderna, nel cuore di un problema sociale vivo ed attuale, l’inveramento di un’idea, di una realtà immediatamente connessa con la missione redentiva della Chiesa. La Chiesa ha questo diritto: vogliamo affermare anche che la Chiesa ha questo dovere.
Fra 30 anni, quando la problematica di questi tempi sarà forse interamente superata, si dirà: ci fu un momento in cui il passaggio delle nuove generazioni dalla casa al mondo del lavoro suscitò delle gravi preoccupazioni. Provvidenziali furono quelle iniziative con le quali la Chiesa intervenne con coraggio e con equilibrio ad avviare verso soluzioni di buon senso e lungimiranti.
L’Istituto Santachiara era sorto per questo”.

Biografia Mons. Aldo Del Monte

mons Aldo Del MonteMons. Aldo Del Monte era nato a Montù Beccaria ( Pavia ) il 31 maggio 1915. Ordinato sacerdote nel 1939, nella diocesi di Tortona, fu cappellano militare in Russia dove fu gravemente ferito. Docente di filosofia e di teologia nel Seminario diocesano, dal 1963 passa a Roma come assistente centrale dell’Unione donne dell’Azione Cattolica e poi, come vice assistente dell’azione cattolica italiana.

Direttore dell’ufficio catechistico nazionale, sarà il protagonista della riforma catechistica post-conciliare in Italia con la pubblicazione del Documento Base e dei successivi catechismi. Come procuratore del vescovo di Tortona, aveva partecipato intanto al Concilio Ecumenico Vaticano II . Ordinato vescovo il 31 gennaio 1971, fu nominato amministratore apostolico della diocesi di Acqui, da cui il 22 gennaio 1972 veniva trasferito alla sede di san Gaudenzio in Novara. Durante il suo episcopato, continuando a prestare la propria appassionata consulenza in varie commissioni episcopali della CEI , è stato pure vicepresidente della conferenza episcopale piemontese.

Lungo tutti gli anni ’70, mentre in Italia i Vescovi lanciavano il programma pastorale “Evangelizzazione e Sacramenti”, egli interveniva con le prime importanti Lettere Pastorali: dalla prima per l’Avvento ’72 – “costruiamo insieme la Chiesa locale”, attraverso tutta una riflessione su “quale chiesa” e “per quale uomo”, fino all’importante e decisivo intervento magistrale dell’Avvento ’76:”La Chiesa madre”. Intanto Mons. Del Monte, ancora impegnato a livello nazionale per la riforma catechistica (erano gli anni in cui, dopo il documento di base, uscivano i vari catechismi), aveva svolto due innovative “visite pastorali” ai vicariati di Arona e Verbania.

Sul finire degli anni ’70 l’attenzione delle sue lettere pastorali si rivolgeva a due ambiti di particolare urgenza i giovani e la famiglia, mentre nell’autunno 1980 a Belgirate, davanti ad una assemblea di 300 preti (un record mai più raggiunto!), tracciava le linee per la pastorale degli anni ’80. Si apriva così con il convegno del 1981 il tema “Pastorale e territorio” che sarebbe diventato uno dei cardini della visita pastorale territoriale (indetta nel 1985 e svoltasi nel quinquennio successivo) e del Sinodo Diocesano giunto a maturazione tra la fine del 1987 (indizione), la primavera del 1988 (convocazione) e l’estate del ’90 (conclusione e promulgazione).

Nei primi anni ’80, attraverso tre importanti lettere pastorali toccava intanto i grandi temi dell’annuncio della parola, della celebrazione eucaristica e della testimonianza della carità che diventeranno temi sostanziali nel grande crogiolo del Sinodo. Intanto a novembre 1984 giungeva il Santo Padre a Varallo e Arona per il Pellegrinaggio “sulle orme di S. Carlo” e Mons. Del Monte ne ricavava lo slancio per far partire la visita territoriale e il Sinodo attraverso la lettera pastorale (S. Gaudenzio ’85) “Conversazione con la mia chiesa nel cuore degli anni ‘80”. E proprio nel cuore di questi fervidi anni cadeva, nella primavera del 1989, il suo cinquantesimo di ordinazione sacerdotale che la Diocesi volle celebrare con la pubblicazione delle importanti Omelie pronunciate dal ’73 all’ ’89 ogni anno il Giovedì santo e la Festa di S. Gaudenzio. Visite pastorali, Lettere, Omelie, Convegni, piani pastorali: una traccia luminosa che, attraverso i “documenti di comunione d’intenti”, con cui si concluderanno via via le sette visite territoriali, perviene fino alla grande e impegnativa vicenda del XX Sinodo Diocesano, ultimo e decisivo impegno di rinnovamento pastorale fortissimamente voluto e fermamente guidato. Il suo episcopato a Novara termina il 19 dicembre 1990 quando vescovo di Novara è stato nominato monsignor Renato Corti.

Muore a Novara il 16 febbraio 2005. La diocesi di Novara domenica 20 febbraio 2005 ha dato l’estremo saluto a monsignor Aldo Del Monte che per 18 anni ( dal 1972 al 1990 ) è stato vescovo di Novara impegnando tutta la sua intelligenza, il suo cuore, la sua fede per immettervi il soffio nuovo del Concilio Vaticano II. Il duomo era colmo di gente che ha voluto esprimere la sua riconoscenza, il suo affetto per l’amato Pastore. La Messa è stata presieduta dall’arcivescovo di Torino, card. Severino Poletto, e da quasi tutti i vescovi piemontesi, oltre a circa duecento sacerdoti. All’inizio della celebrazione è intervenuto il Card. Poletto che ha espresso al Vescovo di Novara e a tutta la diocesi , anche a nome di tutte le diocesi piemontesi, la vicinanza di affetto, di preghiera nel momento del lutto per la morte di Mons. Del Monte. Il cardinale ha manifestato la sua gratitudine personale per l’aiuto ricevuto dal defunto presule. “La diocesi di Tortona, la diocesi di origine di don Aldo, – ha proseguito l’arcivescovo di Torino – dovrà innalzare un inno di lode per un sacerdote così valido che ha , tra l’altro, vissuto la faticosa esperienza dei soldati italiani in guerra, culminata in una pubblicazione dove traspare tutto il travaglio interiore di fronte a quella tragedia. Ricordo il suo impegno nel settore della catechesi sfociato nel “documento Base”. All’interno della Conferenza episcopale italiana era un maestro ascoltato e stimato. Nella conferenza episcopale regionale ho potuto fare un tratto di cammino con lui e l’ho sentito sempre vicino, puntuale, saggio, profondo”. Il Cardinale ha infine ricordato commosso la dedica fatta a lui su di un libro dove Mons. Del Monte si faceva “questuante di preghiera nel traguardo vicino verso l’Infinito”.

L’Omelia è stata invece tenuta da monsignor Corti che ha dapprima ringraziato tutti i presenti e tutti coloro che si sono fatti presenti attraverso scritti: tra questi il Papa. Il Vescovo di Novara ha espresso un ringraziamento speciale alla famiglia Enoc per l’assistenza offerta a Mons. Del Monte in questi anni, e particolarmente in questi ultimi difficili mesi: una scelta di grande umanità e anche un modo singolare di amare e servire la Chiesa stando accanto a un vescovo negli anni nei quali, anche per motivi si salute, Mons. Del Monte aveva lasciato l’esercizio attivo del ministero. Ha poi ricordato l’eredità de vescovo defunto: un tesoro di traboccante umanità. “Sì, bisogna dirlo, – ha proseguito Mons. Corti – tutto il suo essere umano vibrava dentro la sua avventura personale e anche nell’esercizio del ministero episcopale: tutti coloro che hanno avuto la fortuna di ascoltarlo e di seguirlo, lo sanno. Era una fiamma che ardeva e si consumava, che illuminava e riscaldava. La sua è un’eredità di fede ben salda sulle sue fondamenta, ma sempre in fase di approfondimento, senza timore delle domande, protesa allo scavo teologico e antropologico, mai banale e ben lontana da una religiosità formale. La sua era la religione del cuore, dello sguardo all’assoluto, dell’intimità con Dio, dell’ubbidienza ala sua Parola, della passione per comunicare tutta la speranza che abita nel suo cuore”.

L’Omelia si è conclusa con la lettura di una parte del testamento spirituale di Mons. Del Monte. Vi confido che quell’Amore, che mi ha sorretto lungo tutto il viaggio, mi stringe ancora la mano e mi dà certezza che, chiusi gli occhi alla terra e proiettata lo spirito in cielo, ci aspetta una meravigliosa sorpresa. Non vado in un luogo: è il corpo che avrà bisogno di un luogo sacro per realizzarvi il suo dissolvimento. La mia anima invece ritorna là donde era venuta. Era una scintilla di Amore Eterno e germe dell’Essere Infinito; ora ritorna a vivere per sempre, gloriosamente, se ne è degna, nella sorgente divina della Vita, dalla quale sgorgano la Bellezza e l’Amore Infinito. E tutta la famiglia celeste ascolta la pacificante accoglienza. Sulle strade della storia, quanti fratelli, Chierici, diaconi, sacerdoti, vescovi, cardinali, religiosi, laici, papà, lavoratori, professionisti. Tutte persone non incontrate per caso, ma attraverso coinvolgimenti umani o di grazia legati al mio ministero sacerdotale o semplicemente alla mia vita. Ogni vibrazione affettiva è una preghiera preziosa per me; sappiano tutti che, dal cielo, non cesso di fare loro compagnia.

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